Segui @IlBorgodellaNat Il Borgo della Natura Erboristeria in Abbiategrasso: dicembre 2013

sabato 28 dicembre 2013

BUONE FESTE

BUONE FESTE

IL BORGO DELLA NATURA 

AUGURA A TUTTI VOI 
BUONE FESTE E UN BRILLANTE E PREZIOSO 

2014

CI RIVEDIAMO CON I NUOVI POST IL 7 GENNAIO 
OVVIAMENTE POTETE SEMPRE CURIOSARE SU TUTTO CIò CHE ABBIAMO SCRITTO FIN'ORA.

Vi ricordiamo che il nostro E-SHOP è sempre operativo 24 ore su 24 ... Lui non va mai in vacanza

lunedì 23 dicembre 2013

OSTEOPATIA: STITICHEZZA CRONICA



L'Osteopatia
 è il rimedio alla stitichezza cronica

A cura : Prof. Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.




Almeno il 10 per cento degli italiani soffre di stipsi cronica e 8 casi su 10 riguardano le donne.
Questo irritante disturbo funzionale, che produce un considerevole grado di sofferenza individuale
con effetti persino sulle relazioni sociali e lavorative della persona, può essere curata con successo
dall'Osteopatia.
Ci sono diverse forme di stipsi, tra cui:

Stipsi con colon pigro. Il colon si contrae meno determinando un rallentamento del transito
intestinale.
Stipsi da ipermobilità del colon. In questo caso invece, le contrazioni del colon si verificano in
maniera disordinata; il paziente ha una pancia dura e la mobilità dell’intestino è compromessa,
limitata.

Dal punto di vista osteopatico, l'osteopata innanzitutto esegue un'anamnesi iniziale che gli
consente di determinare le origini di stitichezza, che può essere una conseguenza di diversi
fattori, per esempio legati alla mobilità del diaframma o a degli evidenti errori alimentari, o ad una
cicatrice pregressa, ad aderenze post operatorie; problemi di mobilità intestinale; una condizione
di squilibrio psico-fisico o di iper o ipo-stimolazione nervosa della peristalsi o, ancora un blocco
articolare del bacino o della colonna vertebrale.

Il lavoro dell'osteopata consiste dunque sulla mobilità del colon per ripristinare il movimento
intestinale. La pratica osteopatica in questo caso può interessare il bacino, dove passa il colon, o
anche le vertebre lombari, da cui partono le connessioni nervose con i visceri. L'osteopata può
intervenire altresì con trattamenti di Osteopatia craniale, in quanto se si rileva una disfunzione a
livello del sistema cranio sacrale essa può coinvolgere l’omeostasi dell’organismo intero, dunque
anche dell’apparato digerente. Ma il lavoro più importante può essere fatto direttamente
sull'intestino eseguendone uno "stretching" e ottimizzando la mobilità del diaframma per ridare al
sistema quello che è il motore principale di tutto l'addome.

I consigli dell'osteopata da osservare sia durante la sessione osteopatica che in seguito, in modo
da prolungare gli effetti del trattamento, riguardano innanzitutto l'alimentazione: per cui bere
molto, mangiare frutta e verdura e privilegiando cibi integrali. Pochi sanno, per esempio, che una
dieta basata principalmente su prodotti a base di farina bianca raffinata è la causa principale di
malnutrizione, costipazione, stanchezza e numerose malattie croniche.
Oltre all'alimentazione, è essenziale correggere il proprio stile di vita a partire dalla respirazione,
non solo in riferimento alla frequenza respiratoria, ma soprattutto alla corretta mobilità del
diaframma.



Il Borgo della Natura
Erboristeria in Abbiategrasso
C.so San Martino, 59
Abbiategrasso (Mi) Italy
02.94969804
ilborgodellanatura@gmail.com

sabato 21 dicembre 2013

LA TUA BELLEZZA IN PRIMO PIANO

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mercoledì 18 dicembre 2013

IL PROFUMO DEL TUO NATALE


IL PROFUMO DEL TUO NATALE

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martedì 17 dicembre 2013

AFORISMA

Aforisma

 

Lo scopo dell'arte non è la semplice verità, ma la complicata bellezza.
L'arte in fondo è una forma di esagerazione delle cose e la selezione di queste medesime cose, che ne è l'anima, non è altro che una forma intensificata dell'enfasi.

Oscar Wilde

lunedì 16 dicembre 2013

RAPPORTO OSTEOPATA - DENTISTA



Rapporto Osteopata - Dentista:
come funziona


A cura del Prof Franco Maiuri
Osteopata D.O.m.R.O.I.
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale Milano
WWW.CRANIOSACRO.IT


Quando un paziente si presenta dall’ Osteopata con sintomi di mal occlusione, deve essere fatta
una prima diagnosi differenziale: problemi di colonna cervicale o di bocca?
In base ai differenti test ed esami l’ Osteopata diagnostica la causa principale, quindi si passa alla
terapia; personalmente, anche quando la causa è una malocclusione (eccetto nei casi in cui il
problema di bocca sia talmente fondamentale da precludermi ogni possibile successo dal punto di
vista della correzione osteopatica, casi molto rari) è bene trattare il paziente almeno 3-4 volte per
permettere alla muscolatura del collo e alle vertebre di ritrovare i giusti equilibri.
Questo permette anche al dentista, qualora se ne rendesse necessario l’intervento, (al momento
di prendere le impronte per fare un eventuale bite), di non avere il collo e la testa e la mandibola,
vincolati dalla muscolatura in posizioni di accomodamento.
Se la causa è strutturale, ovvero legata a disfunzioni - quasi sempre C1 e C2 - nel giro di pochi
trattamenti si ottengono ottimi risultati: una diminuzione sostanziale dei sintomi e un
miglioramento dei rapporti occlusali .
Nel caso in cui la malocclusione persista dopo i primi 3 - 4 trattamenti e i sintomi non migliorano,
si dovrà ricorrere all’odontoiatra.
La cosa più importante da spiegare al paziente è che, malocclusioni e disfunzioni vertebrali spesso
coesistono e perciò il lavoro dell’ Osteopata e del Dentista deve procedere in parallelo: le
correzioni dell’Osteopata riposizionano le prime vertebre cervicali ,il muscolo digastrico, l’osso
iode, la mandibola, che influenzano il sistema masticatorio.
E’ bene dunque che il lavoro Osteopata - Dentista prosegua per tutto il tempo in cui si attua la
correzione gnatologica.
La visita gnatologica serve a capire se i fastidi accusati dal paziente (mal di testa, dolori facciali,
dolori al collo, acufeni, vertigini) sono in relazione ad una malocclusione.
Se, dopo tutti i test e gli esami necessari, la relazione dimostra che parte dei sintomi possono
essere imputati alla malocclusione, il successo della terapia gnatologica è molto probabile mentre
se tale relazione è assente o debole, bisogna ricorrere all’intervento di un chiropratico.
Il bite viene usato con più finalità:
a) curativa o terapeutica: rilassamento dei muscoli, decompressione delle articolazioni e nuovo
posizionamento della mandibola (riposizionamento).
b) diagnostica: per capire il rapporto ideale della mandibola con il cranio e le vertebre cervicali.
(Tutto questo in situazione di rilassamento e de-programmazione dei muscoli masticatori).
Anche per il bruxismo si usa un bite per rilassare al muscolatura .
La cefalea è un disturbo molto comune nella popolazione e le più frequenti sono le emicranie e le
cefalee muscolo-tensive. Queste ultime possono essere in relazione sia a problemi strutturali
curati lall’Osteopata, sia in relazione ad un disturbo occlusale e verranno trattati da dentisti esperti
di gnatologia.
La riabilitazione o la correzione definitiva dovrebbero essere precedute dall’uso del bite .
I bite si dividono generalmente in due categorie: bite per contrastare l’abrasione da bruxismo
(sono a basso costo) e i bite ad azione ortopedica (costi più elevati e gestione clinica più
complessa). Questi riguardano i disordini dell’articolazione temporo-mandibolare e generalmente
portano alla collaborazione con l’Osteopata.
L’Articolazione Temporo-Mandibolare si trova davanti l’orecchio dove la mandibola e il cranio si
incontrano. Questa articolazione permette alla mandibola di funzionare e muoversi ed è
l’articolazione più costantemente usata nel corpo. Anche i denti sono importanti per il corretto
funzionamento dell’ATM perché, se non si trovano in una posizione occlussale corretta, possono
creare stress sufficiente a dislocare il condilo e danneggiare i legamenti e i muscoli del menisco
dell’articolazione. Questi disordini, conosciuti anche come Disordini Mandibolari Cranio-Cervicali,
vanno dal tinnito (acufeni) alla Sindrome di Ménière, perdita dell’udito, mal di testa, vertigine,
disturbi dell’equilibrio, difficoltà nella deglutizione, dolori e tensioni alle spalle.
Anche le disfunzioni della cervicale possono portare a patologie dell’ATM, il che dimostra quale
forte sinergia esista tra colonna cervicale e mandibola. Quindi i problemi dell’ATM sarebbero il
risultato delle sublussazioni o viceversa?
La risposta probabilmente è difficile: un difetto nel sistema dell’ ATM può indurre a problemi del
tratto cervicale e la cervicale crea problemi all’ATM. Può succedere che ci siano pazienti che non
hanno sintomi al tratto cervicale ma che hanno problemi di ATM. Quando si analizzano immagini
radiologiche di persone con l’Atlante disfunzionale, spesso si può riscontrare che la mandibola, e
quindi l’ATM, sono disallineati.
Posture asimmetriche del capo rispetto alla colonna cervicale possono essere presenti in un
disallineamento o disarticolazione dell’ATM. Le articolazioni non funzionano correttamente e,
durante il processo normale di masticazione, il disco ( posto nell’ATM )viene intrappolato
nell’apertura e la chiusura della bocca ed i muscoli del collo e delle spalle subiscono spasmi
dolorosi.
Da sottolineare il ruolo di “perno” svolto dall’osso ioide (osso sesamoide a forma di ferro di cavallo posto nella parte anteriore del collo, qualche cm al di sotto della mandibola), quale punto di
convergenza di fasci e muscoli (sovra e sottoioidei) che legano la mandibola (unico osso mobile) con la parte posteriore del cranio, con lo sterno, con la clavicola e con la scapola.
Circa 165 tra muscoli e legamenti vengono attivati durante la fase occlusiva ( masticando o
deglutendo ) e poiché l’uomo deglutisce 1200-1300 volte al giorno, vi è una grande interazione di
forze nel compiere questi movimenti.
Proprio l’equilibrio di queste forze aiuta a fissare la struttura della bocca e la posizione dei denti.
Se consideriamo che quasi la metà degli input che arrivano al cervello provengono dalle zone di
collo, testa e bocca, ci rendiamo conto della complessa interazione della bocca con la cervicale e
che la postura che ne consegue è frutto di un delicato equilibrio neurologico che può venire a
mancare.
Gli esami minuziosi eseguiti sia dal Dentista che dall’Osteopata possono portare a risolvere molti
di questi casi:

Patologie all’Articolazione Temporo Mandibolare
• Nevralgie orali
• Patologie ortodontiche
• Bruxismo
• Malocclusioni


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giovedì 12 dicembre 2013

REGALA SENSAZIONI

REGALA SENSAZIONI
Un piccolo regalo ad un prezzo piccolo !
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Da viaggio, da borsetta per portare sempre con te il tuo profumo preferito. 
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domenica 8 dicembre 2013

I TESSUTI CHE IMPARANO



I TESSUTI CHE IMPARANO

A cura :
Prof. Franco Maiuri Osteopata D.O.m.R.O.I.
Direttore Scuola Operatori Craniosacrale Milano

Anatomia_umana : Atletico anatomia umana maschio e muscoli

In un processo di trans-form-azione, ovvero transizione da una forma intrisa di condizionamenti
dovuti al passato e ormai superata, ad una più funzionale e corrispondente al nostro presente
attraverso un’azione mirata e consapevole, il tocco dell’ Osteopatia ci permette di riconoscere e
modificare noi stessi.
Il tocco, rimandandoci la sensazione del nostro corpo come uno specchio in cui anziché vederci
possiamo sentirci, ci consente di attuare la trasformazione nella maniera più dolce e profonda,
consona alle reali esigenze del momento, esigenze stabilite da quell’inconscio corporeo che è
perlopiù profonda e nascosta intelligenza.
In un feedback continuo, il tessuto miofasciale “impara” attraverso gli stimoli che gli pervengono.
Una cosa ripetuta costantemente, come uno schema di comportamento o di movimento, si
apprende, ovvero si stabilizza in circuiti neurali diventando un processo automatico che non
richiede l’impegno della consapevolezza per dare luogo all’esecuzione dello schema stesso. Una
volta imparato a camminare, o appreso ad andare in bicicletta, o a compiere un tragitto in
automobile o ancora a eseguire esercizi tecnici al pianoforte o qualsiasi altro strumento,
nell’esecuzione di tali gesti sentiremo che le gambe, le braccia, le mani “vanno da sole”, senza
dover applicare lo sforzo (in questi casi sia fisico che di attenzione) che caratterizzava
l’apprendimento. Nello stesso modo “si apprende”, ad esempio, l’adattamento a una lesione
locale: “nessuno è al riparo da un trauma nell’esercizio del suo sport preferito. Per sfuggire al
dolore il corpo compensa immediatamente. è così che si zoppica dopo una distorsione alla caviglia,
in modo da evitare tutti i movimenti rischiosi della porzione dell’articolazione lesionata. Una
contrazione ipertonica dal polpaccio e degli ischio-crurali immobilizza le articolazioni della caviglia
e del ginocchio. I muscoli spinali compensano la bascula automatica del bacino e la spalla opposta
si alza, grazie al trapezio superiore, per alleggerire l’appoggio del piede dolorante durante il
cammino. Quindi secondo questo principio di protezione anche i muscoli lontani dal problema
iniziale sono fortemente coinvolti nel processo di difesa. è dunque obbligatoriamente tutto
l’insieme muscolare che si retrae per il dolore. Se la guarigione della caviglia non avviene
rapidamente, questo irrigidimento perdura. La torsione del bacino e l’elevazione della spalla si
fissano: permarranno anche dopo la cicatrizzazione del legamento” (Souchard, 1990 p. 33). In altre
parole, se l’adattamento ad una lesione, effettuato dal corpo a livello automatico per
salvaguardarsi, e che si manifesta attraverso una modificazione della morfologia di base, si
mantiene nel tempo, tale adattamento potrà dare luogo ad una vera e propria deformazione di
tale morfologia naturale.
 La forma “imparata” dal corpo per far fronte ad un insulto tenderà a mantenersi anche una volta guariti, una volta sparito l’elemento che ha scatenato l’adattamento della forma stessa. La medesima cosa avviene nel caso di ripetute e continue risposte emotive di un certo tipo, risposte che come sappiamo e vedremo meglio in seguito coinvolgono tutto il nostro essere manifestandosi nell’atteggiamento del corpo, in certe situazioni: anche in questo caso il corpo “impara” una certa forma e la utilizza automaticamente.


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AFORISMA

AFORISMA

 Serve avere grande passione, perché tutto ciò che fai con grande piacere, alla fine lo fai bene.


venerdì 6 dicembre 2013

BISCOTTINI SPEZIATI CON CIOCCOLATO E MANDORLE

 BISCOTTINI SPEZIATI 
CON CIOCCOLATO E MANDORLE

Oggi vi lascio una ricetta che ho trovato vagando sul web, cercavo qualcosa di sfizioso e goloso ma sano ..ed ecco qui! Biscotti senza burro e senza latte veloci e facili da preparare.
 
Ingredienti per circa 20 biscottini:
  • Mandorle 120 gr
  • Zucchero 120 gr
  • Cioccolato fondente 120 gr
  • Cannella in polvere 1 cucchiaino
  • Chiodi di garofano in polvere 1/2 cucchiaino
  • Uova 1 albume
  • Sale 1 pizzico

Preparazione

Iniziate tritando finemente le mandorle e  il cioccolato, poi poneteli in una ciotola e aggiungete la cannella e i chiodi di garofano in polvere.
Montate a neve fermissima l’albume insieme ad un pizzico di sale, poi aggiungete lo zucchero un cucchiaio alla volta, sempre sbattendo con lo sbattitore elettrico.
Unite il composto di albume agli altri ingredienti e mescolate fino a che gli ingredienti saranno ben amalgamati: dovrà risultare un composto piuttosto duro. Accendete il forno a 130°.
Con l’impasto ottenuto, formate delle palline della dimensione di una noce; per evitare che durante questa operazione il composto si attacchi ai palmi delle mani, bagnateli con dell’acqua fredda. Disponete le palline (ne otterrete circa 20) su di una teglia foderata con carta forno, distanziandole tra loro di circa 3-4 cm, ed infornatele per circa 30 minuti a 130° (non appena la superficie dei biscotti inizierà a creparsi e indurirsi).
Trascorso il tempo necessario sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare, dopodiché siete pronti a servirli oppure a conservarli in una scatola di latta.



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